
Lo confesso: questo è un
articolo di parte. Per prima cosa, chi scrive ha un debole per il
baratto. Aperto, selvaggio e chiacchierone. Seconda debolezza: il mal
di shopping. Non quello dei fashion victims, l’opposto. Sarà snob,
eppure avere mal di testa tutte le volte che si viene trascinati in
centri commerciali o lungo le tangenziali del consumo non è un
problema da poco.
«E
i saldi? Come, non li sfrutti?!
»
domanda la parte mondana di me alla parte barattosa.
«
E se il mio portafoglio fosse affamato solo di diete?
».
Ebbene sì, cari shopping-patici, esiste qualcosa di meglio di
uno sconto da urlo
.

Esistono
gli
umsolstladen! Il termine vagamente
tetesco
dice già tutto: in Italia non ci sono. O meglio: non esiste una
vera, efficiente rete di
free shop. Se però vi capita di
salire dalle parti delle Alpi, magari per un’ ultima passeggiata
invernale ad alta quota, lasciate perdere i mercatini di Bolzano,
Svizzera o Austria, e puntate dritti a Berlino, Brema, Potsdam,
Amburgo… La città è indifferente: c’è un free shop in quasi
tutte le principali città tedesche. Stiamo parlando di “negozi”
dove tutto, dal paio di scarpe alla sedia a dondolo della nonna è
gratis.Nati negli anni Novanta da quel senso pragmatico tutto
tedesco declinato al sociale, la filosofia dei free shop è la stessa
del
baratto: perché dovrei buttare un mobile che non porterò
con me nella nuova casa, un giocattolo ancora in buono stato
abbandonato dal figlio cresciuto, oppure un abito che non mi sta più
ma che non è rovinato?

Bando agli sprechi: a ogni cosa la sua
funzione, e se non piace a me, piacerà a qualcun altro. Storia
vecchia, direte. In effetti, questa rete nazionale dello scambio in
Germania non è una novità e funziona piuttosto bene, stando al
numero di negozi presenti nella sola
Berlino.Le regole sono
poche, la libertà ampia. I free shop teutonici, infatti, sono dei
puristi dello scambio: posso lasciare una radio e uscire con un
armadio, oppure con uno yoyo, è lo stesso. Posso anche prendermi una
giacca e non lasciare niente in cambio. Se poi apprezzo l’ordine e
la pulizia del locale (quando i tedeschi fanno una cosa l’efficienza
non manca mai) non si disdegnano donazioni, che serviranno a
mantenere in buono stato il negozio stesso. “Modello Caritas”?
Nein, danke! Non stiamo parlando di onlus caritatevoli né di
servizi assistenziali per i poveri. I free shop tedeschi hanno alle
spalle
associazioni laiche impegnate nella promozione di una
concezione del possesso, degli oggetti e dell’economia fondati sui
princìpi di
comunità,
gratuità e
utilità

Gli oggetti si scambiano senza alcun vincolo non tanto per tendere
una mano agli affamati o vestire gli ignudi, quanto piuttosto per
adottare uno stile di vita non necessariamente consumista. Perciò, a
tutti coloro che si affannano appresso ai prezzi sbarrati, che non
hanno molti soldi da spendere o che vogliono aggiungere una voce alla
lista delle buone intenzioni del 2013, ecco il consiglio di un
articolo di parte: date un’occhiata ai siti degli
umsolstladen,
o anche solo a questo,
http://systemfehler-berlin.de.vu/.
(Osservate bene le foto: niente file davanti ai negozi, niente stress
da domenica pomeriggio, niente struscio, viene quasi voglia di dire
chapeau al made in Deutschland!).
Giulia.
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